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Pompei:  esame riuscito.
Per gli antichi romani e quindi anche per gli abitanti di Pompei il  termine examen  indicava l’ago della bilancia.
Per  i romani di allora  quell’ago  era l’attenta serena obiettiva  valutazione ponderale   d’un oggetto, oggi, per noi, examen (esame) equivale al superamento  meritorio di un obiettivo: target direbbero meglio i giovani d’oggi.
Sì. La Proloco di Loreto ha superato brillantemente il suo esame e la gita a POMPEI è stata un vero successo.
I meriti vanno ascritti, in primo luogo, a Maurizio e Donatella  ma non si può non fare riferimento ai numerosi giovani  fortunati  (perché… con sconto nel biglietto di  ingresso a Pompei) ed agli anziani  …sfortunati  (perché  la
soprintendenza di Pompei non prevedeva sconti per loro).
Ovviamente la Soprintendenza non ha superato l’examen… ma  “ questa è un’altra storia” (come direbbe il buon Kipling).
Il primo esame superato  é stato  il raggiungimento del numero dei partecipanti ad una gita che si prevedeva faticosissima: partenza ore 3.30 e ritorno dopo le  ore 24.00. Poco importa se la maggioranza dei partecipanti fossero dei giovani. Maggioranza comunque risicatissima.
Il secondo esame superato, con poco merito in vero per gli organizzatori è stato  il fattore meteorologico. Le previsioni prevedevano brutto tempo ed invece  una temperatura mite ha consentito comodamente percorre le lastricate  lunghe e faticose vie della vecchia Pompei. Quelle strade  hanno fatto pensare anche ad alcune strade di Loreto… ma questa è un’altra storia (Kipling).
La pioggia, che pure c’è stata, ha bagnato e solamente al ritorno l’autobus su  cui viaggiavamo impegnando solo il nostro “ Automedonte”  amante per sua ammissione dei cavalli ( e non poteva essere altrimenti) appurato che anche il suo nome (manco a dirlo) era Filippo.
Terzo esame superato è stato: la Guida turistica. Guidava veramente … bene! (perdono per il calembour).  Guidava forse meglio di Filippo che quando non pioveva… ha abusato un po’ troppo dell’uso del cellulare, ma questa é… un’altra storia come diceva Kipling.
La guida, un architetto, Bruno Pisano, aveva il pregio d’una voce chiara e bassa e senza inflessioni campane qualità che hanno reso  particolarmente piacevole l’ascolto. La preparazione storico culturale del signor Pisano ha calamitato tutti  i partecipanti come pure le richieste di chiarimenti, puntualmente esaudite, che gli venivano proposte sempre precedute da un suo: «grazie per la domanda».
La città, sepolta sotto sette metri di lapilli, alle interessanti spiegazioni  geo-storiche del signor Pisano è apparsa quasi… disseppellirsi.  E’ apparsa completamente dissepolta svelando tutte le bellezze e gli aspetti  della vita di quella Pompei.
Le origini osche, l’influenza etrusca, l’egemonia ellenica, i contatti con  l’Egitto, grazie al signor Pisano, sono emerse ad ogni angolo delle vie, ad ogni pietra del selciato, ad ogni parete delle strade  (alcune con le pubblicità politiche del tempo), nelle ville degli abbienti , nei triclini  estivi e nei triclini invernali delle stesse ville (confessiamo che ignoravamo della presenza dei due tipi di triclini), nelle Terme (prototipi dell’architettura termale romana), nelle piazze, nel mercato, nel posto della “pesa pubblica” ove i cittadini controllavano se erano o no stati “napoletanamente” turlupinati dai commercianti. Abbiamo così appreso che mentre per i liquidi si usavano brocche di coccio, per la misura degli aridi, più che le bilance col relativo examen, venivano usate delle “buche” entro le quali venivano introdotte le quantità di farro, grano, orzo ecc.. che, se  esatte nel peso, dovevano livellarsi con l’orifizio della stessa “buca”.
Abbiamo anche appreso che a Pompei i MERCATI e le “TABERNE”, contrariamente  a ciò che avviene ai nostri giorni, venivano rigorosamente chiusi per il rispetto del giorno del riposo. Prova ne è il fatto che la nostra guida voleva gentilmente offrirci del ”falerno” e delle “focacce “ ma…la taberna era chiusa per riposo settimanale! Raccomandiamo a Maurizio di organizzare una eventuale altra gita a Pompei in un giorno che non sia Sabato.  
Anche gli orti dei pompeiani erano ben tenuti ed in alcuni si potevano vedere canali vicino a piccole piramdi entro i quali si faceva scorrere dell’acqua a significare il legame che legava Pompei con l’Egitto.
In uno di questi orti abbiamo visto  folte foglie di acanto. Maurizio e lo scrivente le hanno subito notate perché…erano li accanto.
Donatella (le donne si sa sono poco attente) non le ha notate perché era passata … lon canto. (Anche queste scempiaggini, frutto di mente fanciullesca, hanno allietato la gita).
Nel bellissimo Teatro greco il gruppo loretano ha ostentatamente disconosciuto un partecipante alla gita che ha voluto esibirsi in un canto da… “cave canem”.
Nell’anfiteatro romano tutto il gruppo ha invece giustamente disapprovato la presenza d’una immensa piramide lignea (con mostra fotografica all’interno) a testimonianza del fatto che il cattivo gusto si abborre ovunque.
Quasi dimenticavo dire che il falerno che la guida ci avrebbe offerto non è più contenuto in vasi di coccio  impermeabilizzati col piombo per non rischiare di morire giovani come giovani morivano a quei temi quasi tutti romani.
Il rientro è stato tranquillo, fin troppo, visto che quasi tutti stanchi per la faticosa ma bellissima gita hanno voluto abbandonarsi tra le braccia di Morfeo.
Corso Traiano Boccalini, 67 - 60025 Loreto Tel. 071 977748
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