Pro Loco "Felix Civitas Lauretana"

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 SE VAI  A LURETO E NUN VAI A SCIROLO VEDI LA MADRE MA NUN VEDI EL FIOLO...
di Domenico Consoli

Questa frase i loretani la usano ripetere ai pellegrini che visitano la Santa Casa. E’ un invito a recarsi a Sirolo paesino a pochi chilometri da Loreto.
Il messaggio è però fuorviante perché il pellegrino che si reca a Sirolo vede meraviglie panoramiche incomparabili ma non vede alcun “ fiolo” e, costretto a documentarsi meglio, apprende che per vederelo deve recarsi 4 km oltre: a Numana.
Come mai? Forse i loretani indirizzano i pellegrini a Sirolo perché fa rima con figliuolo? Verosimilmente il vecchio adagio deriva dal fatto che Sirolo - già dal V secolo sede vescovile- si identificava con la antica Provincia Humana oggi Numana.
Arrivato a Numana il forestiero finalmente “vede” il figliolo nel famoso e venerato SS. Crocefisso di Sirolo.

 

Il crocifisso è scolpito in legno, probabilmente  di cedro, mentre la croce nera ed il titolo (INRI) su di essa sono di altra origine. La figura del crocifisso, che ha conservato il colore bruno scuro del legno originario, è di dimensioni gigantesche quasi 2 metri con pressochè eguale estensione delle braccia. Le dimensioni  trovano giustificazione nell’uso di sistemare i crocifissi in alto, al centro della navata delle Chiese, per esser notati da tutti e per abbracciare tutti. Le larghe braccia esprimevano infatti l’abbraccio a tutti i fedeli di un Dio misericordioso che non esclude nessuno dal suo amore.
L’aspetto del crocifisso è quello del Cristo trionfante  e il pellegrino vien subito colpito da un volto e da un corpo appeso ad una croce completamente diversi dai volti sofferenti e  dai corpi contorti nello spasimo del dolore che abitualmente contraddistinguono i crocifissi.
Prima del secolo XIII che propone definitivamente infisso in croce  un Cristo patiens (Cristo sofferente)  esistevano essenzialmente due tipologie di crocifissi: il tipo siriano palestinese ed il tipo carolingio ottoniano con un Gesù con barba capelli sciolti, testa inclinata verso destra, occhi aperti, gambe vicine e non sovrapposte e indossante una tunica manicata o un lungo colombium. Talvolta, ed è il caso del Crocifisso di Sirolo, il Cristo veniva  rappresentato senza barba con volto giovanile e con un lungo drappo (perisonium) sino ai ginocchi, al posto del colombium. Le gambe sempre distese e i quattro arti trafitti senza eccezione da quattro chiodi.
Tutti i crocifissi mostravano ancora un Gesù senza corona di spine, senza a aureola, ma con una corona regale. Cristo re.
La corona regale sembra debba la sua origine ad un frate cappuccino, Candido da Verona, che dal pulpito della cattedrale di Lucca propose che “il volto Santo” venerato nella città toscana (opera lignea, secondo una tradizione, scolpita da San Nicodemo), fosse provvisto d’una Corona d’oro come quelle che cingevano il capo di tutti i sovrani della terra. Dall’incoronazione del Cristo di Lucca si passò all’incoronazione di tutti i crocifissi scolpiti rappresentanti Cristo Trionfante, Cristo Re e Cristo Vincitore della morte.
La vittoria sulla morte nel Crocifisso di Numana è magistralmente espressa dallo sguardo sereno ed al tempo stesso austero di Gesù. Un Gesù giovane e senza barba,”un fiolo” i cui occhi pieni di calma non esprimono sofferenza e pare suggeriscano all’osservatore di esaminare pittosto le sue gambe annerite. Segno evidente della Sua discesa agli inferi prima della sua risurrezione il terzo giorno, come affermiamo nel credo.

a)   b) c) d)

( Foto a b c d Cristo di Numana. Volto Santo di Lucca. Volto Santo e volto della Sindone. Gambe annerite).

info@prolocoloreto.com
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