Augusto Castellani, il cuore di Loreto che continua a parlare
di Maurizio Pangrazi
Ci sono persone che, pur non essendo monumenti di pietra, diventano parte stessa del paesaggio di una città. Figure che con il loro lavoro, la loro passione e il loro amore riescono a lasciare un segno così profondo da entrare nella memoria collettiva. Augusto Castellani è stato una di queste.Oggi il suo nome è inciso anche in un luogo simbolico di Loreto: la scalinata che conduce al belvedere affacciato sul mare Adriatico e sul Monte Conero. Un punto da cui lo sguardo si apre verso l’infinito e dove il cuore sembra naturalmente rivolgersi alla bellezza. Non poteva esserci luogo più adatto per ricordare un uomo che ha dedicato tutta la sua vita a guardare lontano, immaginando per Loreto un futuro all’altezza della sua storia.
Nato a Loreto l’11 marzo 1920, da una famiglia semplice e laboriosa, Augusto Castellani conobbe fin da bambino il valore del sacrificio. Rimasto orfano del padre a soli sette anni, aiutò la madre servendo la Messa all’alba nella Basilica della Santa Casa prima di recarsi a scuola. Quell’esperienza segnò profondamente il suo carattere e alimentò in lui una fede autentica e un forte senso del dovere.
La sua vita professionale si svolse presso le Opere Laiche Lauretane, ma sarebbe riduttivo ricordarlo soltanto per gli incarichi ricoperti. Augusto Castellani fu soprattutto un uomo innamorato della propria città. Tutto ciò che faceva aveva un unico obiettivo: dare lustro a Loreto, valorizzarne la storia, le tradizioni e la vocazione internazionale.
Come Presidente dell’Azienda di Soggiorno e Turismo promosse iniziative innovative e di grande richiamo, tra cui il primo arrivo di tappa del Giro d’Italia a Loreto nel 1957, il Carnevale dei Bambini, il Festival del Folklore e numerose manifestazioni culturali e sportive.
La sua intuizione più straordinaria fu però la creazione della Rassegna Internazionale di Cappelle Musicali, che per quarant’anni, dal 1961 al 2000, portò a Loreto cori provenienti da tutto il mondo, facendo della città un luogo di incontro tra popoli, culture e spiritualità.
Augusto Castellani servì inoltre la comunità come Sindaco di Loreto dal 1975 al 1979. Ma chi lo ha conosciuto ricorda soprattutto il suo stile: rigoroso, appassionato, capace di ascoltare tutti, senza distinzioni sociali o politiche. Per lui la cosa pubblica era una missione e l’amicizia un valore sacro.
Accanto all’impegno amministrativo e culturale, coltivò con amore la scrittura. Fu poeta, autore teatrale e studioso del dialetto loretano. Scrivere in dialetto non era per lui una scelta nostalgica, ma un atto di tutela del patrimonio immateriale della comunità. Attraverso le sue poesie e i suoi racconti volle conservare la voce autentica di Loreto: i modi di dire, i giochi dei bambini, le feste, le abitudini quotidiane e quell’ironia sottile che caratterizza il carattere dei loretani.
La sua produzione comprende oltre venti volumi, tra cui Tira il vento baja i cà…, raccolta di proverbi e modi di dire popolari, e ’Sti giorni, a Loreto, dove due personaggi immaginari commentano con spirito critico e arguto la vita cittadina. Le sue opere rappresentano una vera e propria memoria scritta della comunità.
La figlia Cristina ricorda il padre come un uomo di straordinaria precisione, capace di annotare ogni idea su qualunque foglio trovasse, persino su un pacchetto di sigarette. Un uomo animato da valori profondi: onestà, rispetto per gli altri, senso civico e gratitudine verso i doni ricevuti dalla vita.
Augusto Castellani si è spento il 1° ottobre 2005, ma la sua presenza continua a vivere nelle pagine dei suoi libri, nelle manifestazioni che ha ideato, nei ricordi di chi lo ha conosciuto e nella stessa identità culturale di Loreto.
Salire oggi la scalinata che porta il suo nome significa compiere un piccolo gesto di memoria. Da lassù, guardando il mare e il profilo del Conero, si percepisce ancora la forza del suo sguardo e del suo sogno: una Loreto consapevole della propria bellezza, orgogliosa delle proprie radici e capace di guardare lontano.
Perché Augusto Castellani non è stato soltanto un amministratore, uno scrittore o un organizzatore culturale. È stato, nel senso più autentico e profondo del termine, un custode dell’anima di Loreto.